Ulla Rhedin è una signora svedese di 70 anni, ha un viso rosa e le gote un po’ arrossate, indossa maglioni di lana coloratissimi ed è proprio felice di trasmettere le sue conoscenze. Sono stati quattro giorni intensi a parlare di picturebook che non siamo riusciti a tradurre in italiano perchè il picturebook non è l’albo illustrato, infatti nell’albo illustrato è il testo ad essere preponderante e le illustrazioni si basano quindi sul testo.

Per Ulla nell’autentico picturebook viene scelta la forma del layout, la disposizione e la dimensione variabile delle illustrazioni come una sequenza cinematografica le illustrazioni raccontano la storia, infatti non ci dovrebbero essere più di 150 parole. Sfogliare un picturebook deve emozionare e sorprendere e avreste dovuto vedere le sue espressioni mentre girava le pagine e ci mostrava il susseguirsi della storia.

Un esempio di un perfetto picturebook è quello di Maurice Sendak pubblicato per la prima volta nel 63 “Nel paese dei mostri selvaggi”

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Le inquadrature cambiano con le illustrazioni evocando le stesse emozioni di un’animazione. La storia si sviluppa in un mondo fantastico dove un bimbo si rifugia dopo aver discusso con la mamma. Moltissimi genitori non accettarono la storia definendola diseducativa e i tempi non sembrano poi così lontani visti gli schieramenti agguerriti di genitori moralisti e oscurantisti di questi giorni nelle piazze italiane.

Quello che mi ha colpita maggiormente è stato proprio questo suo modo di evidenziare le storie in cui il narratore si mette dal punto di vista dei bambini e quindi vive le loro paure e frustrazioni quotidiane. Per Sendak attraverso la fantasia i bambini giungono alla catarsi. Ecco perchè attravverso il picturebook si possono affrontare temi catastrofici e felici allo stesso modo, ma sempre con un linguaggio visivo a loro comprensibile, come in Sinna Mann tradotto in inglese Angry Man un bellissimo picturebook norvegese che parla di un bambino testimone delle violenze che il suo papà fa subire alla mamma. Boj si rivolge al Re, gli parla di uno spirito oscuro che si è chiuso dentro il suo papà. Il Re scuote la testa gli dice «non è colpa tua». Ordina a suo padre di inginocchiarsi davanti al piccolo e ora è Boj il grande.

Il linguaggio è sempre fantastico, animistico, casuale.

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Allo stesso modo Maira Kalman racconta con Fireboat l’11 Settembre e comincia illustrando la nascita dell’Empire State Building nel 1931 e continua con il completamento del ponte George Washington e la realizzazione del più grande e veloce fireboat della storia il John J. Harvey mostrando nelle illustrazioni le attrezzature, l’equipaggio, tra cui il cane Smokey. Velocemente arriva il 1995: New York sta cambiando, Le torri Gemelle sono ormai i più alti edifici di New York city, i moli stanno chiudendo e il fireboat va in pensione. Una notte un gruppo di amici decide durante una cena di far tornare il John J. Harvey alla sua gloria originale e successivamente il libro prende una brusca svolta. Un buco bianco su una pagina nera annuncia: “Ma poi l’11 Settembre 2001 è accaduto qualcosa di enorme e orribile che ha scosso il mondo intero e una sequenza di pagine affiancate mostra le torri letteralmente esplodere nel buio, pennellate rabbiose di nero e grigio e arancione, sono seguite da tanti eroi che entrano in azione tra cui il John J. Harvey.

Maira Kalman

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Tra i tanti modi per affrontare il progetto di layout abbiamo parlato della casa editrice indiana Tara Book che ha pubblicato un bellissimo picturebook nella tradizionale forma d’arte Warli Patua disegnato da due artisti bengalesi Joydeb e Moyne Chitrakar. Il picturebook scorre come nella tradizione Patua, si dispiega come una pergamena e racconta lo TZUNAMI che il giorno di Santo Stefano del 2004 ha colpito l’oceano indiano uccidendo più di 230.000 persone in 14 paesi.

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Nessuno di questi e altri magnifici picturbook sono stati tradotti o pubblicati in Italia, ma la stessa Ulla ci ha raccontato come anche nel Nord Europa sia difficile trovare un editore e di conseguenza un libraio che pubblichi e venda libri diversi, sperimentali e il motivo è noto: i numeri, la tiratura. Non c’è abbastanza richiesta perchè il libro si vende al genitore non al bambino e il genitore spesso con un moto di protezionismo oscura il dramma senza pensare quali strumenti potrebbe utilizzare per affrontarlo.

Così come per i romanzi nessun editore è così intraprendente da veicolare nuovi modi di raccontare o altre storie da raccontare che non siano forme di best seller e il risultato è quello di usare i vecchi cliché tanto comodi ai signori del marketing che si rivolgono ad un pubblico per compiacere e vendere, mai per provocare e diffondere cultura.

Mi dispiace concludere in questo modo amaro questa testimonianza e riflessione che spero vi abbia ugualmente riempito un po’ gli occhi e vi abbia ispirato come Ulla Redhin è riuscita a fare con me.

Enrica

le immagini di Sinna Mann utilizzate in questo articolo provengono dal materiale fornito da Ulla, l’immagine di Fireboat  dal sito di Maira Kalman e le immagini di TZUNAMI da theatlantic

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