CollodiI primi volumi della la collana Ragnatele sono dedicati a Collodi, e il numero uno non poteva che essere Pinocchio. Ve lo ofriamo con un invito, quello di leggerlo, o rileggerlo.

Pinocchio è in assoluto il libro più difuso al mondo dopo la Bibbia, eppure pochi italiani l’hanno veramente letto: si accontentano di “conoscerlo” attraverso immagini, riassunti, citazioni, brani di antologia. Un po’ come si fa con la propria città. La si conosce per il fatto di abitarla, non si va in giro con la guida in mano per scoprirne la storia e le bellezze, la si dà per scontata e così si finisce col conoscerla meno di un visitatore occasionale. Ecco, noi “abitiamo” Pinocchio, il suo villaggio, la sua osteria, il campo dei miracoli e infine il pesce-cane da cui viene divorato e poi disputato salvo e finalmente saggio. Lo sappiamo e basta, che senso avrebbe leggerlo?Ma dalle prime pagine di questa storia apparentemente “risaputa” si scopre che vale la pena rileggerlo tutto, e proprio nella sua versione originale col testo di Collodi che non merita di essere semplicato, riassunto, straziato in tentativi di rimodernamento. Lo presentiamo in questa veste tascabile, ben curata come è giusto che sia.

Il secondo volume delle Ragnatele nasce da un’operazione di recupero e salvataggio. Infatti, dopo le numerose edizioni di fine ’800, il Giannettino di Collodi fu praticamente dimenticato dagli editori italiani, tant’è vero che non se ne trovano edizioni fino agli anni’40 del Novecento. Solo all’inizio della seconda guerra il povero ragazzo verrà rispolverato e sottoposto a una revisione con tagli e aggiunte anacronistiche, a uso e consumo della becera propaganda fascista, e ripresentato senza alcun commento per l’editore Carroccio, anno 1941. Purtroppo è quest’ultima edizione quella che è stata ripresa recentemente e trasformata in un ebook acquistabile online. Fin dalle prime pagine ci si accorge che il buon Collodi avrebbe di che rivoltarsi nella tomba per gli insulti alla sua prosa e ai suoi intendimenti. Per rendergli giustizia in qualche modo, abbiamo deciso di ripristinare l’originale, partendo da un micro-film di un’edizione del 1892, e svolgendo tutte le operazioni necessarie per arrivare a questa edizione filologica, perfettamente aderente alla scrittura dell’Autore. Questo volume rappresenta quindi l’unica (o la prima) edizione italiana moderna del Giannettino, nella quale sono sì evidenti gli intenti pedagogici e non mancano tratti di vera e propria pedanteria – si trattava di un testo ad uso scolastico –, ma corre sempre, sottile, la bella prosa di Collodi, la sua arguzia, l’ironia e spesso quel senso di ammiccamento tipicamente toscano, di chi sa prendere non troppo sul serio anche le cose “serie”.

Minuzzolo il numero 3 è un personaggio comprimario di una serie, che diventa protagonista in una serie autonoma. Minuzzolo nei confronti di Giannettino, il personaggio principale, protagonista di numerosi romanzi scolastici di Collodi. Minuzzolo, compagnetto saputello e assennato, appare qua e là nel primo Giannettino, e poi lo troviamo alla stazione dei treni, per salutare l’amico ormai redento in partenza per un lungo viaggio premio insieme al suo tutore. È da lì che comincia questo libro, con la famiglia di Minuzzolo – padre, madre e quattro gli maschi che torna un po’ malinconica a casa dalla stazione, e in breve tempo organizza una sua propria vacanza, in villeggiatura in una fattoria non lontano dalla città, raggiungibile in carrozza con due giorni di viaggio. Durante il viaggio e il soggiorno Minuzzolo e i suoi fratelli, insieme con i genitori, qualche animale e altri personaggi del villaggio approttano di ogni occasione per ripassare la Storia, dai miti all’unità d’Italia, con qualche digressione nei campi della scienza, della botanica e della tecnologia, e naturalmente con numerose lezioni di comportamento. Anche in questo caso, solo la qualità della prosa di Collodi, arguta e piacevole e mai troppo pedante riesce a trasformare un romanzetto edicante di ne Ottocento in una lettura scorrevole e a tratti divertente. La prima edizione del Minuzzolo risale al 1878, tre anni prima della comparsa del capolavoro di Pinocchio. Ci fa piacere inserire anche questo libro nella piccola scelta di opere di Collodi, come numero 3 della collana Ragnatele

Concludiamo con il numero 4 in una raccolta di favole, molte delle quali fanno parte ormai del patrimonio della letteratura per l’infanzia, sebbene in versioni più o meno edulcorate (vedi Cappuccetto Rosso). Nel 1875 l’editore Felice Paggi diede incarico a Collodi di tradurre in italiano una raccolta di abe di Perrault ed altri autori francesi. A quanto pare Collodi si appassionò al genere, tanto da aggiungervi qualcosa di suo come precisa nella sua Avvertenza e da intraprendere la strada della narrativa per ragazzi che lo porterà no al capolavoro di Pinocchio. I Racconti delle Fate viene cronologicamente prima degli altri libri che compongono questa mini raccolta: lo abbiamo inserito per ultimo (numero 4 delle Ragnatele) come ulteriore omaggio a uno degli inventori della letteratura pedagogica, che anche nelle abe non perde occasione per introdurre insegnamenti morali più o meno espliciti, all’interno di storie spesso molto cruente, ma sempre col suo tipico condimento di arguzia e ironia.

Commenti