Si Dall'archivio Dolciniè parlato recentemente di Massimo Dolcini, fondatore di una nota agenzia di marketing pubblicitario, grazie a una mostra che si tiene a Fano: Massimo Dolcini. La grafica per una cittadinanza consapevole. Torna alla memoria un periodo d’oro della grafica, e una figura di grafico al servizio della comunità, il “grafico condotto”.

Il punto è che non sempre le istituzioni e il cittadino comune si trovano in sintonia, e le semplici norme di convivenza urbana, esposte con cartelli, moduli da compilare, istruzioni per l’uso dei servizi spesso risultano astrusi, di difficile comprensione, o semplicemente arroganti e antipatici. È qui che entra in scena la grafica utile, che trasforma le norme in comunicazione semplice, chiara, e magari anche bella. Perché no.

L’esperimento di Dolcini col Comune di Pesaro è famoso, e ha dato vita negli anni ’70-’80 a una serie di manifesti che vale la pena ripercorrere, per esempio qui.

L’idea di grafica utile si è poi sviluppata, ma ancora non ha guadagnato la consapevolezza da parte di tutte le istituzioni, e soprattutto ancora non si è trasformata nel concetto, più generale, di “comunicazione utile”.

Mi viene in mente un piccolo caso recente: un giorno ho trovato la signora kirghisa che si occupa di mia madre molto preoccupata. Doveva chiedere il rimborso dei biglietti del bus utilizzato per frequentare un corso elementare d’italiano. I biglietti li aveva conservati diligentemente, ma ora c’era da compilare un modulo. E i moduli da noi cominciano sempre in modo antipatico, in terza persona (“Il/la sottoscritto/a…”). Poi i soliti campi da riempire, alcuni comprensibili (nome ecc.), seguiti da alcune formule misteriose, e infine un campo completamente ostico per un kirghiso al livello 2 di italiano: “allega alla presente istanza…”, nel punto in cui avrebbe dovuto semplicemente esserci un “allego i biglietti”. In quel caso ho semplicemente aiutato la signora, compilando il modulo per lei. Il che non le ha sollevato il morale, in quanto si è comunque sentita inadeguata. Ma la domanda è: non sarebbe il caso di curare un po’ la comunicazione, partendo da queste cose semplici, e avendo in mente le due domande basilari della comunicazione: “cosa” voglio comunicare, e “a chi”. Forse quel modulo sarebbe stato meno antipatico, pur restando corretto e rigoroso.

Ogni istituzione, ente pubblico, scuola, avrebbe il diritto (e il dovere) di appoggiarsi a un “grafico condotto”, o a un “pubblico comunicatore”, che potrebbe aiutare a spiegare come funziona il servizio del bike o car sharing, o come pagare il parcheggio sotterraneo e riuscire a uscire nei dieci minuti consentiti senza restare intrappolato dietro le sbarre, e potrebbe rendere digeribili i divieti e gli obblighi che costellano le nostre interazioni sociali. (16/07/15 P.P. Alberigi)


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