giannettinoRecentemente mi son proposto di raccogliere e rileggere, da adulto, alcune opere di Collodi. Cominciando ovviamente da Pinocchio. Sulla “Storia di un burattino” sappiamo tutto e abbiamo a disposizione centinaia di edizioni. Poco da dire, fa parte del patrimonio mondiale della letteratura.

Ma Collodi non ha fatto solo quello, anzi Pinocchio è uno scritto tardivo. Ci sono altre opere.

Sorvolando su una gustosissima riscrittura di celebri fiabe da un’edizione francese (I racconti delle fate che consiglio a tutti), si incappa inevitabilmente nei romanzi a sfondo pedagogico.

Mi ricordo, quando ero bambino, mi regalarono un altro libro di Collodi: Minuzzolo. Lo avevo cominciato con grande entusiasmo ma mollato dopo poche decine di pagine: una raccolta pedante di nozioni di mitologia, storia romana e altre amenità edificanti, immerse nel racconto di una villeggiatura di quattro ragazzini. Avevo sette anni ma una buona capacità di discernimento e di autodifesa nei confronti delle lezioni mascherate.

L’ho ritrovato oggi nel web, riletto per curiosità (e anche per concludere una cosa che avevo cominciato a sette anni), e in effetti il giudizio si è un po’ addolcito: è vero che ci sono i pipponi pesanti di storia e botanica e le paternali di genitori e altri personaggi adulti, ma c’è anche allegria, piccole storie di campagna, qualche pennellata ironica qua e là. Insomma c’è Collodi.

Ma veniamo a Giannettino. Giannettino viene citato più volte nel Minuzzolo. Si tratta di un amichetto che, da ciò che si evince, è in viaggio altrove mentre la famiglia di Minuzzolo è in vacanza. Anzi, Minuzzolo comincia proprio dalla partenza del treno di Giannettino.

Vien voglia di saperne di più su questo strano intreccio di personaggi. Si scopre con facilità che Giannettino è il primo di una serie basata sull’educazione e i viaggi di un ragazzo che oggi verrebbe definito problematico. Si scopre anche che l’amico Minuzzolo non è altro che uno spin-off, un personaggio minore del Giannettino che assume il ruolo di protagonista in un libro tutto suo.

A questo punto mi son messo a cercare un’edizione online del Giannettino. Ne ho trovato una gratuita sul sito Usa Archive.org, ma si tratta della semplice traduzione OCR di un volume originale (20a edizione Bemporad, 1892) conservato dalla Columbia University su microfilm. Le foto delle pagine sono leggibili a schermo, ma se uno prova a scaricare l’ebook ottiene un pasticcio sul quale c’è molto da lavorare per ricostruire il testo originale. Continuo a cercare. Ecco, per fortuna, l’ebook in formato Epub in vendita a pochi euro. Si tratta di un’edizione curata dall’editore italiano Landscape Books nel 2015. È in vendita sui principali siti online. Benissimo, lo acquisto lo scarico e comincio subito a leggerlo. I crediti riportano a un’edizione Carroccio del 1941. Leggo.

Le prime pagine scorrono più o meno come previsto: viene presentato il ragazzo, scolaro svogliato, figlio capriccioso e disordinato, insomma un monello. Entra subito in ballo un secondo personaggio, il dottor Boccadoro, uomo saggio e anziano che saprà come prenderlo e trasformarlo in una persona perbene. Iniziano subito anche le lezioni di igiene personale, di comportamento civile e insomma tutte quelle cose pedanti che hanno lo scopo di trasformare questa lettura in un testo scolastico. Vado avanti, tenendo presente la data (1877) in cui è stato scritto, e immaginandomi la vita di allora. Ma qualcosa qua e là non mi torna perfettamente. Certe affermazioni mi sembrano vagamente anacronistiche, ma evidentemente mi sbaglio io: questo è un romanzo di Collodi scritto nell’ottocento.

Finché non si arriva al capitolo II dove improvvisamente compare il cinematografo. Come il cinematografo? ma non era un’invenzione della fine dell’Ottocento? Mah, evidentemente l’autore ha inserito qualcosa in un’edizione successiva alla prima. D’altra parte, forse mi sbaglio io, il cinematografo può essere stato presentato qualche anno prima, con Collodi ancora vivo. Mah.

Continuo, e finalmente incontro uno scoglio vero sul quale mi incaglio. Non solo mi incaglio, ma anche mi inca…, perché improvvisamente appare Mussolini. Che ci fa Mussolini in un romanzo di Collodi? Eccolo: «La capitale è la prima città del regno. Nella capitale risiedono il Re Imperatore, Benito Mussolini, Duce d’Italia, i Ministri e le Direzioni generali di tutti gli Uffici dello Stato.»

Ma allora cosa ho letto finora? Riguardo con attenzione copertina, frontespizio, crediti, note di edizione, presentazione dell’opera. Nessun riferimento a un rimaneggiamento, nessun cenno al fatto che si sia presentato e venduto come opera di Collodi un pastrocchio infarcito di propaganda fascista. Evidentemente l’edizione del ’41 utilizzata come testo di partenza aveva subito le purghe del Ministero, e nessuno se ne è accorto, ossia nessuno ha letto quel libro che si stava per ripubblicare e commercializzare.  Ottima operazione, caro editore. Immagino che nessun redattore italiano avrebbe potuto lasciar passare questo testo, quindi suppongo che sia vero ciò che si dice, cioè che gli ebook vengono fatti preparare da ditte specializzate che stanno in qualche remoto Paese orientale e curano tutto, dalla digitalizzazione alla correzione del testo. Poi l’editore ci mette il suo copyright. Vorrei indietro i miei due euro ma gli ebook purtroppo non si possono restituire.

Per togliermi questo sapore amaro di un Giannettino monello, infido, e per giunta fascista dovrò ritornare all’edizione americana su microfilm, lì almeno nessuno ci ha messo le mani ancora, e infatti al posto del cinematografo c’è la più romantica lanterna magica. (L. M.)

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