magia-stereofonia

Subito dopo la guerra, in un periodo di quotidiani e settimanali in formato “lenzuolo”, ecco una piccola rivista quasi tascabile, stampata come un libretto col suo dorsino in brossura. Articoli brevi dai titoli evocativi, rubriche fisse affidate a personaggi che diventavano familiari, come la Nucci Cima delle “scoperte” casalinghe. Condimento ricco di pubblicità commerciale e propaganda politica non proprio occulte, americanismo, consumismo e anticomunismo, patriottismo ed elogio del modello capitalistico occidentale. Uomini che si facevano da soli (“una persona che non dimenticherò mai”), eroi del cielo e della finanza, grandi scoperte e innovazioni scientifiche e medico-chirurgiche. Infine c’era il “libro condensato”, un best seller ridotto a 25-30 pagine, per diffondere la cultura senza sforzo. È stata “Selezione dal Reader’s Digest”, da tutti chiamata semplicemente “Selezione”.

Un certo spirito complottista mi ha sempre portato a pensare che “Selezione” non sia stata una semplice operazione editoriale, ma che facesse parte di una precisa politica. Per entrare nel suo mondo – o lasciarla entrare nel tuo – ti bastava accettare un abbonamento in omaggio, e spesso questo arrivava come regalo di natale da parte di amici e parenti già abbonati, con la tecnica del regalo remunerativo: regalando un abbonamento godevi a tua volta di sconti per il tuo o per altri acquisti. E una volta messo il piede nella porta, era impossibile resistere alle mille tentazioni che arrivavano continuamente, per grandi, piccini, donne. C’era la sterminata produzione editoriale: enciclopedie legali, mediche, del giardinaggio, dei lavori femminili, del bricolage, atlanti; poi c’erano le opere discografiche, spesso in abbonamento anch’esse (“il disco del mese”), tutte di qualità, musica classica o leggera. Bastava leccare e incollare sulla cartolina d’ordine il “francobollo” relativo al disco scelto, dopo averlo staccato da un foglio perforato. Quelli che non venivano utilizzati per gli acquisti li davi ai bambini, che potevano giocarci o incollarli nei diari di scuola e sugli zainetti. Tutto, con il comodo sistema del pagamento rateale, un bollettino mensile di poche migliaia di lire e continuavi a vivere in quel mondo colorato e scintillante che tanto somigliava all’America.

Poi c’era la collana dei libri “condensati”, la “Selezione del Libro” a cui abbiamo già accennato, un vero capolavoro dell’editoria di massa. Ti abbonavi con un piccolo supplemento rispetto alla rivista, e ricevevi ogni mese un volume ben rilegato con copertina rigida. Sul dorso di ciascun volume erano impressi quattro-sei titoli di romanzi famosi, che trovavi all’interno ridotti all’essenziale. Moltissimi adolescenti di allora si sono fatti una cultura compressa ma sterminata, leggendo titoli come “Il buio oltre la siepe”, “Nessuno torna indietro”, “E le stelle stanno a guardare” e mille altri, quasi sempre provenienti dalla produzione angloamericana, tutti ridotti a meno di un centinaio di pagine ciascuno.

E infine c’era la tecnologia. “Selezione” fu la prima a introdurre in Italia, alla portata di tutti, il giradischi stereofonico. Veniva offerto “quasi” in omaggio, insieme a qualche imponente opera discografica, per esempio i corsi di lingue (altro settore dominante). Erano gli anni ’60, l’epoca del boom della produzione discografica mondiale, e la stereofonia era il valore aggiunto per i microsolco di classe. Quando il giradischi arrivava a casa, insieme ai cavi, agli altoparlanti destro e sinistro, al libretto di istruzioni per quella meraviglia tutta automatica ricevevi un disco: “Magìa della stereofonia” recitava il titolo. Tutta la famiglia si sedeva al centro del salotto, alla distanza giusta dagli altoparlanti, e sentiva per la prima volta passare il treno da sinistra a destra, e lo speaker passeggiare mentre parlava, e la pallina da ping pong che rimbalzava dall’una all’altra parte del tavolo, e tutti giravano la testa. (L.M.)

Vuoi ascoltare il disco dimostrativo? Eccolo: Magia della stereofonia (su Youtube)

 

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