paperinomassoneNoi umani siamo un po’ fissati con i numeri, li cataloghiamo, li inseriamo nelle nostre cabale, ne facciamo una scienza superstiziosa combinandoli e osservandone i risultati estetici. Quelli che finiscono con lo zero sono privilegiati: li chiamiamo cifra tonda, che per noi  sono i multipli di dieci perché per caso abbiamo dieci dita. Fossimo stati come i paperopolesi, popolazione che notoriamente ha quattro dita per mano, avremmo probabilmente creato una aritmetica in base otto anziché dieci, ma sarebbe stato tutto lo stesso, a parte il fatto che il traguardo dei 100 anni di vita sarebbe più alla portata: io ci arriverei tra breve, molte persone in gamba che conosco sarebbero già ultracentenarie. Il nostro 8 si scriverebbe “10” e forse si chiamerebbe dieci, e avremmo comunque i lustri, le decadi e tutto il resto. Forse su qualche pianeta remoto ci sono individui con sedici dita che utilizzano la numerazione esadecimale, hanno secoli lunghi 256 anni, e centenari non diventano mai.

E poi siamo fissati con i cicli che si chiudono, quelli che consideriamo i ritorni. Le ricorrenze. Sono rassicuranti per noi, ci danno l’impressione del cerchio, per sua natura percorribile all’infinito, e noi proprio dell’infinito abbiamo bisogno, ce lo inventiamo, ne parliamo e ce ne facciamo raccontare. E così, ogni volta che riconosciamo sul cerchio un punto che avevamo contrassegnato ci pare di tornare, ci sentiamo al sicuro. Abbiamo inventato il tempo a forma di cerchi e cerchietti, minuti, ore, giorni, mesi, anni, secoli, tutti che tornano su sé stessi, ruote e ingranaggi che girano intorno ad assi ben lubrificati. Il cerchio preferito dall’uomo è quello dell’anno, abbastanza lungo e complesso, e apparentemente chiuso. Torna il Natale inesorabile, arriva l’estate tanto aspettata, e infine giunge il giorno caro a ciascuno di noi, il compleanno. Arrivarci significa avercela fatta, aver compiuto il percorso senza troppi errori, ritirare il premio e ripartire subito per il prossimo appuntamento, dopo aver aggiunto un’unità al contatore dell’età, come su un segnapunti del biliardo. E se quel giorno il contatore segna un numero che finisce per zero, la soddisfazione è maggiore (ma anche un po’ di inquietudine quando il numero diventa grande): ne abbiamo inanellato altri dieci, entriamo in una nuova fascia, un nuovo livello. E ci siamo entrati quel giorno, non una settimana prima. Con i numeri sappiamo essere pignoli: ieri ne avevo nove, òggi ne ho dieci. Voglio arrivare a cento, doppio zero finale!

Gli astronomi usano anche un altro tempo, il tempo giuliano (cercate julian day su wikipedia, oppure per fare i conti: http://www.nr.com/julian.html), a forma di linea retta, una freccia che prosegue sempre nella stessa direzione, un numero che diventa sempre più grande senza mai un ritorno, fregandosene degli anni bisestili e degli altri cavilli introdotti dai papi nei nostri calendari. Oggi (30 dicembre 2014) è il giorno giuliano 2.457.021 virgola qualcosa. A parte la difficoltà pratica – immaginate darsi un appuntamento per il duemilioniquattrocentocinquantasettemilaventitre virgola cinque (dopodomani a mezzogiorno) – questa freccia del tempo ci piace meno, è meno rassicurante, anzi è spietata. Niente ritorna, nessun segmento si sovrappone a qualcosa di precedente. Ma è il sistema più corretto. Infatti nessuno degli oggetti che si muovono nel cielo ritorna mai esattamente sul suo stesso percorso: è tutto un movimento a spirali, cicloidi, ellissi e precessioni. Ed è sempre un’evoluzione verso la catastrofe, non verso un qualche equilibrio. Nessuno di noi è lo stesso che un anno fa è passato per questo punto: parte è rimasta per strada a comporre altri mosaici, parte è stata acquisita e formata recentemente. Tra meno di cinque anni, a parte un pugno di cellule nervose, niente di noi sarà lo stesso di oggi. Saremo la reincarnazione di noi stessi.

Ma torniamo a noi e ai nostri anni circolari. Malgrado tutti gli aggiustamenti necessari, giorni da aggiungere qua e là, editti papali che fanno sparire intere settimane (per esempio dal 5 al 14 ottobre 1582), Stati che stampavano calendari trisestili (qualcuno nacque in Svezia il 30 febbraio 1712), malgrado tutto ciò alla fine la ruota gira, e fornisce il capodanno che separa un anno non tanto buono (il precedente) da uno pieno di aspettative (il prossimo), fornisce anniversari, centenari, giubilei, tutte cose utili per chi deve riempire riviste e notiziari, o comunque ottimi motivi per fare festa, ritrovarsi tutti (i superstiti), scambiarsi gli auguri con un bicchiere in mano.

Buon anno! (Mister X)

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