1966-831Siamo nel 1966, estate, esattamente cinquant’anni fa. Ci sono tanti motivi per guardare il cielo. Per limitarci a questioni non “spirituali”, uno dei motivi che fa correre un brivido sulla pelle di tutti è la cosiddetta “conquista dello spazio”, la corsa sfrenata a colpi di razzi vettori giganteschi e di tecnologie spinte alla follia, con lo scopo di vincere la gara del primo uomo sulla Luna, un sottoprodotto non troppo nocivo della guerra fredda. Nel 1966 l’acronimo “NASA” è ben noto a tutti, e la missione “Apollo” è ormai avviata con un enorme dispendio di pubblico denaro, per volere di Kennedy e dei suoi successori: sarà Nixon il fortunato testimone dello sbarco del 1969. Dal canto suo, l’Unione Sovietica svolge un suo programma ugualmente ambizioso e spettacolare, sebbene meno accessibile per i media mondiali.

Un altro motivo, più terrestre, che ci rende il cielo ormai familiare, è lo sviluppo sorprendente dell’aviazione civile, che trasforma in pochi anni il volo aereo nel mezzo di trasporto più comune per viaggi a media-lunga distanza. Ancora si costruiscono i grossi transatlantici – la “Michelangelo” ha preso servizio nel 1965 – ma si tratta ormai di mezzi sorpassati e lenti: nel 1966 un Jumbo Jet può portare in mezza giornata oltre cinquecento persone oltre Atlantico a prezzi ormai accessibili, anche se non proprio economici. Si vola tra Roma e Milano per evitare una giornata in treno o in auto, e l’aeroporto diventa un polo importante per ogni città, quasi come le stazioni del “teletrasporto” della fantascienza. Il progetto del “Concorde”, l’aereo ultrasonico franco-britannico, è proprio di questi anni (volerà nel 1969): porterà facoltosi passeggeri da Parigi a New York in tre ore e mezza, volando a “mach 2″, ossia al doppio della velocità del suono. Il Jet set non ha tempo da perdere: una follia tipica degli anni ’60, un inno allo spreco e al frastuono, in attesa dei ridimensionamenti dovuti alle crisi energetiche, agli allarmi ambientali e alla nascita dei voli low cost.

Infine, il 1966 è uno degli anni di maggior fioritura del fenomeno degli “UFO”: gli avvistamenti di oggetti volanti nei cieli del mondo. Sarà che a forza di guardare in su per altri motivi aumentano le probabilità di veder passare un disco volante, ma proprio in questi anni si comincia ad indagare in modo scientifico sul fenomeno. Le testimonianze di avvistamenti sono migliaia, con e senza fotografie, con e senza impronte sul terrreno, cerchi nel grano o tracce di metalli o carburanti “alieni”. Negli Stati Uniti sorgono delle agenzie private e pubbliche per vagliare le informazioni, la più nota delle quali, la NICAP (National Investigations Committee on Aerial Phienomena), mette in giro voci di manovre governative tese a nascondere le prove dei contatti alieni – per non allarmare la popolazione – il che fa ovviamente crescere l’allarme e la sfiducia, e dà fiato ai venditori di patacche. Di questo atteggiamento paghiamo ancora oggi le conseguenze, basti pensare al fenomeno delle “scie chimiche” che ancora fanno guardare in cielo e urlare al complotto, in modo ancora più efficiente oggi che c’è internet e tutti i telefoni sono dotati di telecamere…

Per celebrare questi cinquant’anni, pescando come sempre dall’inesauribile miniera della raccolta di “Epoca”, abbiamo preparato la versione digitale di un servizio in tre puntate (non proprio imparziale) del giornalista e scrittore Livio Caputo, allora trentenne. Lo trovate nella nuova pagina dedicata ai servizi di Epoca sugli UFO. (L.M.)

SEZIONE SPECIALE EPOCA – DISCHI VOLANTI

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