Se ci si concentra, importa poco ciò che si fa; le cose importanti, così come quelle poco importanti, assumono una nuova dimensione, perché hanno la nostra completa attenzione. Per imparare la concentrazione è necessario evitare, se possibile, la conversazione banale, vale a dire non genuina.
Se due persone parlano della crescita di una pianta che entrambe conoscono, o del sapore del pane che hanno appena gustato insieme, o di una comune esperienza di lavoro, tale conversazione può essere pertinente, ammesso che esse sentano quello di cui parlano e non vi si dedichino in modo astratto; d’altra parte una conversazione può svolgersi su temi politici o religiosi, e tuttavia essere banale; ciò si verifica quando le due persone parlano con “clichés”, quando i loro cuori non partecipano a ciò che dicono.
Dovrei a questo punto aggiungere che così come è importante evitare conversazioni banali, è necessario evitare cattive compagnie. Per cattive compagnie non mi riferisco solo a gente cattiva, viziosa o distruttiva; di quelle si dovrebbe evitare la compagnia perché la loro influenza è velenosa e deprimente. Mi riferisco soprattutto alla compagnia di persone amorfe, di gente la cui anima è morta, sebbene il corpo sia vivo; di gente i cui pensieri e la cui conversazione sono banali; che chiacchiera anziché parlare, e che esprime opinioni a “clichés” invece di pensare.
Ma non è sempre possibile evitare la compagnia di simili persone, e neppure necessario. Se non si reagisce nel modo scontato – vale a dire con clichés e banalità – ma direttamente e umanamente, spesso si scoprirà che tali persone muteranno il loro contegno, aiutate dalla sorpresa effettuata dallo shock dell’imprevisto.

(Erich Fromm: “L’arte di amare”)

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